In questo articolo affrontiamo il nistagmo, un segno molto importante nella semeiotica neurologica, spia di numerose malattie.
Il nistagmo è un movimento
oculare involontario, bifasico, ritmico e ripetitivo, in cui una o entrambe le
fasi sono lente, di ampiezza variabile compresa fra valori anche inferiori a 5°
e superiori a 15°. Può essere fisiologico (p.e. nistagmo optocinetico) o
patologico. La fase lenta della scossa del nistagmo è responsabile dell’inizio e
della generazione del nistagmo, mentre la fase rapida (saccadica) è un movimento
correttivo che riporta la fovea sul target. Dal punto di vista clinico il
nistagmo può essere diviso in forme pendolari e a scosse, ed entrambe possono
essere orizzontali e, meno frequentemente, verticali.
Molti sono
gli elementi che devono essere presi in considerazione nella valutazione di un
nistagmo in rapporto al diverso comportamento dei movimenti oculari.
Secondo il
carattere delle oscillazioni oculari, viene suddiviso in pendolare, allorché le
oscillazioni sono regolari, con velocità ed ampiezza pressoché uguale ed a
scosse, se si svolge con un’alternanza di spostamenti lenti in una direzione
(fase lenta) e di saccadi compensatorie nell’altra (fase rapida). La forma a
scosse viene definita “battente a destra” o “a sinistra” in base alla direzione
della fase rapida, sebbene la fase lenta rappresenti il vero movimento
patologico, e la fase rapida solo un movimento correttivo.
In base alla
direzione dello sguardo il nistagmo viene distinto in 3 gradi (fig.1):
I grado, allorché si evidenzia solo negli occhi ruotati da 40° a
50° nella direzione della scossa rapida;
II grado, quando si osserva già nella posizione primaria e si
accentua nello sguardo diretto verso la fase rapida;
III grado,
se si presenta in tutte le direzioni dello sguardo, anche con gli occhi ruotati
nel senso della fase lenta.
Visualizza i gradi del nistagmo.
In rapporto
alla frequenza possiamo considerare un nistagmo:
lento, fino a 30 scosse al minuto;
moderato, fra 30 e 100 scosse al minuto;
frequente, con più di 100 scosse al minuto.
Il nistagmo
può essere orizzontale, verticale o torsionale od anche
un’associazione di queste direzioni; può essere mono o binoculare:
quest’ultimo viene definito coniugato quando le fasi lente sono della
stessa ampiezza e dirette nella stessa direzione, oppure dissociato nel
caso contrario.
Gli occhi vanno osservati sia nello sguardo da
lontano che da vicino (poiché la convergenza e l’accomodazione possono
modificare certe forme di nistagmo), a testa diritta ed inclinata, nonché
l’eventuale posizione di blocco nelle varie posizioni dello sguardo.
Inoltre
occorre valutare il nistagmo eliminando l’interferenza della fissazione (usando
occhiali di Frenzel, visibili in figura, o lenti positive a 20 diottrie) anche con chiusura
di uno dei due occhi.
Per
completare lo studio del nistagmo può essere utile un’indagine strumentale.
Indagini
strumentali per la misurazione dei movimenti oculari
La valutazione quantitativa dei
movimenti oculari richiede una misura accurata e riproducibile dei movimenti
degli occhi per quanto riguarda l’ampiezza (misurata in gradi angolari), la
velocità (misurata in gradi/secondo) e la frequenza. Questo significa utilizzare
una strumentazione che sia in grado di registrare un segnale proporzionale alla
posizione dell’occhio all’interno dell’orbita e che cambi quando la posizione
dell’occhio varia in qualsiasi direzione. Il segnale deve poter essere
registrato ed analizzato per ottenere tutte le informazioni richieste.
Attualmente vengono utilizzati diversi metodi: elettrooculografia, oculografia
ad infrarossi, scleral search coils.
Visualizza lo schema dell'elettrooculografia.
Elettrooculografia
Fisiologicamente tra la cornea e il fondo dell’occhio esiste una differenza di
potenziale di circa 1mV. Si può registrare una piccola differenza di potenziale
dalla regione attorno all’occhio al variare della sua posizione all’interno
dell’orbita. Disponendo appositamente gli elettrodi registranti è possibile
registrare separatamente i movimenti orizzontali e verticali dell’occhio. Il segnale può variare anche in caso di assenza di movimenti dell’occhio.
Ciò può
dipendere dallo stato di adattamento al buio (usato clinicamente per calcolare
il rapporto di Arden come misura dell’integrità della retina), ed inoltre da
cambiamenti metabolici dell’occhio. Anche la velocità con cui l’occhio si muove
può contribuire ad una componente extra all’EOG. Non è quindi un metodo ideale
per una misurazione quantitativa, particolarmente per le saccadi medie e grandi.
Comunque è un metodo economico, semplice e non invasivo, ideale per la
misurazione dei movimenti oculari grossolani, quindi largamente utilizzato nella
pratica clinica.
Oculografia ad
infrarossi
Se una
sorgente di luce è diretta contro l’occhio, la quantità di luce riflessa verso
un detettore varia in relazione alla posizione dell’occhio. I raggi infrarossi
sono utilizzati perché sono invisibili all’occhio umano, e quindi non
distraggono il soggetto. Inoltre il detettore ad infrarossi non è influenzato da
altre sorgenti luminose e quindi l’ambiente illuminato non interferisce con la
misurazione.
Visualizza lo schema dell'oculografia ad infrarossi.
La
risoluzione spaziale di questa tecnica è buona, dell’ordine di 0.1°, e la
risoluzione temporale di 1msec. E’ migliore per la misurazione dei movimenti
orizzontali rispetto a quelli verticali. L’ammiccamento può essere un problema,
non solo in quanto la palpebra copre la superficie dell’occhio, ma anche perché
l’occhio si ritrae leggermente, alterando la quantità di luce riflessa per un
breve periodo di tempo dopo l’ammiccamento.
Scleral search coils
Quando una
spira di metallo si muove all’interno di un campo magnetico, il campo induce una
corrente elettrica nella spira. Se la spira è collocata sull’occhio si possono
ricevere informazioni sulla posizione dell’occhio. Per la misurazione dei
movimenti oculari nell’uomo, una piccola spira di metallo è inserita in una
lente a contatto modificata. Questa a sua vota è applicata all’occhio dopo
un’anestesia locale. Un estremità del filo della spira lascia l’occhio
all’estremità temporale. Il campo magnetico è generato da due elettromagneti
posizionati ai due lati della testa. Questo per la misurazione dei movimenti
orizzontali. Altri due elettromagneti possono essere posizionati,
perpendicolarmente ai primi, per la misurazione dei movimenti verticali. Con
apposite elaborazioni possono essere valutati i movimenti oculari in tutte le
direzioni dello sguardo, anche movimenti torsionali. In esperimenti su animali
la spira può essere impiantata chirurgicamente nell’occhio, con vantaggi nella
risoluzione spaziale e temporale. Questo metodo è utilizzato solo a scopi di
ricerca, mai in ambito clinico a causa della sua invasività.
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